Il passaporto delle ristrutturazioni e degli edifici.

Massimo Tormento: Ciao Modesto.

Modesto Pessimista: Ehi Massimo, che piacere incontrarti di nuovo. Che mi racconti?

Tormento: Oggi voglio farti l’esame di lingua italiana, come ai bei tempi del liceo. Mi sai dire cosa è un passaporto?

Pessimista: Ma scherzi? Che ti prende oggi? Niente cattiverie sulle leggi sull’energia?

Tormento: Tu rispondi e poi ti faccio vedere cosa c’entra l’energia!

Pessimista: E va bene, con te bisogna essere pazienti. Il passaporto è quel documento personale che permette ai cittadini di uscire dal proprio stato e di andare in giro per il mondo! Viene controllato alle frontiere e riporta, quando necessario, i visti che consentono l’ingresso negli altri paesi.

Tormento: Bravissimo, il tuo professore del liceo sarebbe stato contento di te. Quindi, sulla base di quanto tu stesso hai detto, il passaporto è un documento che serve per muoversi, per viaggiare, per conoscere altri paesi. Non è così invece per l’Unione Europea e non è così per il Parlamento Italiano: infatti, la direttiva UE 844/2018, sulle prestazioni energetiche e sull’efficienza energetica, ha introdotto il passaporto di ristrutturazione degli  edifici e, senza alcuna pietà per la lingua italiana, il nostro D. Lgs. 10 giugno 2020, n. 48, ha recepito tal quale la… fesseria. Dimmi un po’ ma ti pare che una ristrutturazione, o un edificio, possa andare in giro per il mondo e presentare il passaporto per passare alle frontiere?

Pessimista: Ho capito dove vuoi andare a parare. E poi gli edifici si chiamano comunemente beni immobili proprio perché non possono muoversi e andare in giro per il mondo! Né passare le frontiere, né avere bisogno del passaporto.

Tormento: Sono furibondo con questo modo di legiferare e di usare la lingua italiana in modo perverso. Parlare di scheda tecnica  o di fascicolo tecnico dell’edificio sarebbe stato un abbassarsi ad un uso comprensibile della lingua italiana e, per i nostri burocrati europei ed italiani,  se si capisce il testo di una legge vuol dire che allora è… scritto male. Comunque ti voglio suggerire un bellissimo racconto della scrittrice Susanna Tamaro, intitolato Un che di furtivo e di abietto, (lo trovi nel libro Noi e lo Stato, IBLLibri), nel quale si racconta che, fino a qualche anno fa, esisteva, in Italia, l’obbligo del passaporto per tutti i quadrupedi di origine equina e relativa multa di 3.000 euro in caso di mancanza! Insomma il passaporto andava bene per gli asini in passato e oggi va bene per gli edifici!

Pessimista: Mi sembra di capire che abbiamo una lunga storia di violenze esercitate sulla lingua italiana.

Tormento: E sul buon senso!

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