Superecobonus 110 %: la dura realtà comincia a fare capolino nella stampa e nelle riviste specializzate.

Ing. Massimo Tormento: Ciao Modesto. Che combinazione anche tu stai leggendo il Corriere della Sera sul 110 %?

Ing. Modesto Pessimista: Ciao Massimo, sì anche io. Finalmente qualcun altro si è accorto dei problemi del superecobonus di cui io e te parliamo da mesi. Ecco qui un bell’articolo in cronaca di Roma. I titoli ed i commenti trionfalistici sono stati sostituti da affermazioni molto più sensate  ”Virus e burocrazia frenano l’edilizia”, “L’immagine di una corsa alla ristrutturazione è sbagliata (ndr, Confedilizia)”, “Tra rischio truffe, i ritardi e l’iter complicato i bonus non decollano. Serve più tempo (ndr, sottotitolo del CdS)”, “La sensazione è che non sia stato realizzato neanche un impianto con questo meccanismo. Pochi condomini hanno già deliberato e i singoli rinunciano per eccessiva burocrazia (ndr, TECNOCASE)”.

Tormento: Guarda in questi giorni ho letto cose simili anche sul Giornale dell’Ingegnere, la rivista del CNI. Qui, per esempio, si parla, finalmente (!)  di un argomento fondamentale: “Senza anticipo non si lavora”. Il 110 % e la sua pubblicità fuorviante hanno convinto i committenti che non bisogna tirare fuori neanche un euro e, quindi, nessuno vuole pagare anticipi e parcelle ai professionisti che devono, invece, cominciare a lavorare molto prima  che si apra il cantiere! E può succedere che arrivino alla conclusione che un certo intervento non possa rientrare nel 110 % ed il cantiere non partirà mai.

E le banche, a loro volta, non contemplano alcuno strumento per consentire ai committenti di pagare non solo le ditte ma anche le attività progettuali che si eseguono prima dei lavori in cantiere.

Pessimista: Caro Massimo qui secondo me c’è una impostazione sbagliata di fondo e una generale sottovalutazione dell’importanza della progettazione. Quando la legge, per qualche motivo, deve stabilire la data d’inizio dei lavori afferma sempre che essa parte o dalla consegna dei progetti all’ente pubblico interessato (e quindi qualcuno ha già lavorato perché i progetti non si trovano come i fiori nei campi) o dalla data di apertura del cantiere.

Come la vedo io il lavoro vero, quello più importante e di qualità, è proprio lo studio di fattibilità e la progettazione preliminare: è in questa sede che si chiarisce cosa si dovrà fare e come!

Prima di queste attività di progettazione nessuno sa cosa e come fare e, per esempio, se si rientri o meno nelle agevolazioni fiscali. Il vero lavoro di qualità, quello che fa la differenza, è questo: dopo, quando la rotta è tracciata ed i vincoli sono chiari, allora sono buoni tutti ad andare avanti. È dalla data dell’assegnazione dell’incarico di progettazione che dovrebbe partire la data di riferimento per l’inizio dei lavori! Immagino già la contestazione: ma come faccio ad avere una data certa per l’inizio di questa attività di progettazione? Semplicissimo: vale la data del bonifico dell’acconto della parcella pagata al professionista. E così risolviamo anche il problema di prima e cioè che “Senza anticipo non si lavora”.

Se, invece, si pensa che la progettazione non sia degna di essere considerata un lavoro ecco che i committenti non vogliono pagarla e le banche neanche la mettono tra le cose da prendere in considerazione. E qui, diciamoci la verità, un po’ di colpa l’abbiamo anche noi professionisti o, almeno, quella parte di noi che non lavora e progetta seriamente, che accetta parcelle non dignitose, che accetta di farsi pagare dalla ditta invece che dal proprio committente: in questo modo costoro sono i primi, con i loro comportamenti, a svalutare il valore del lavoro di progettazione.

Tormento: Un altro aspetto che mi diverte molto è che gli stessi che hanno scritto nelle leggi del 110 % cose assurde si presentino ora come accorti legislatori che stanno mettendo le toppe su tutte le fesserie pubblicate. Ma fatte sempre da loro! Per esempio, pensiamo alla bipolizza assicurativa, ai tempi fissati per godere del beneficio che sono incompatibili con i tempi logici dei lavori, alle richieste di conformità urbanistica che rischiano di mettere fuori gioco milioni di edifici.

Qui, sulla conformità urbanistica, siamo nel tipico caso in cui la legge esiste da decenni ma viene in concreto molto raramente applicata (anche per il normale ecobonus) e si fa finta che non esista: poi, improvvisamente, qualcuno decide che d’ora in poi si controllerà. Questo mette i professionisti nella non confortevole situazione di sapere che se un giorno un funzionario pubblico decidesse di verificare per davvero la situazione allora sarebbe quasi certamente in grado di trovare qualcosa di non coerente. Ecco perché un eventuale controllo assume la sostanza di un arbitrio che ci mette alla mercé del funzionario di turno.

E siccome è sempre vero quello che diceva Giovanni Giolitti, le leggi per gli amici si interpretano, ai nemici si applicano, guai ad essere antipatici (diciamo così) al funzionario pubblico.

E ancora in alcune grandi città le richieste di accesso ai documenti urbanistici richiedono tempi di mesi e possono anche dare esito negativo, con la deprimente risposta che non c’è agli atti alcun documento perché essi sono bruciati o andati perduti o conservati in un edificio pericolante causa terremoto e non accessibile.

In questi casi che si fa?

Pessimista: Semplice, non si fanno i lavori del 110 % ma per colpa dell’ente pubblico che non sa gestire i documenti urbanistici ed edilizi.

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